Le Gioie del TLMK

Facendo pulizia alla mia casella di posta elettronica ( altroché pulizie di inizio autunno, ero rimasta al 2008…) ho ritrovato le mail che ci inviavamo tra colleghe quando lavoravo in un call center di un’importante azienda della regione e, tra le tante, una raccoglieva le frasi più strane e divertenti che si possono sentire facendo un lavoro così difficile e così poco considerato ( anche a livello remunerativo..) che è quello del telemarketing.

Questa è una breve raccolta di frasi che descrivono ottimamente il variegato e bizzarro mondo delle aziende italiane, la fantasia e la creatività nel raccontare balle che nel nostro amato/odiato paese non fa certo difetto, ed evidenziano le difficoltà di chi è costretta a fare questo lavoro, di sicuro non perché lo ha scelto.

E questo post è dedicato a tutte le mie colleghe, anche di altri call center,  tra le quali ho trovato anche delle meravigliose amiche, in particolare a:  Francesca, Anna, Clara, Barbara. E alla mia Grace e a Paola,  la mia “adorata cuginetta”, con le quali, tra le tante esperienze di vita passate insieme, ci è toccata anche questa…

 

CASI DELLA VITA – Nota: il Sig. Paolo non sentiva molto bene perché era dentro un tunnel

MISTERO – O: trovo la signora X? R: è in ufficio ma è impegnata, sta facendo una cosa…

INFLUENZA SUINA – O: mi passa il sig. X, per cortesia? R: sta dentro nel letto, perché è in malattia!

SINCERITA’  – R: non siamo interessati! O: posso sapere per quale motivo? R: perché…non lo so!

THANKS GOD IS FRIDAY – R: richiami perché il venerdì è una giornata “calda”!

THE DAY AFTER  – Chiamata in provincia di Varese. O: Buongiorno, cercavo il titolare o un responsabile amministrativo R: (un signore dalla voce roca apparentemente molto anziano) “In mort tutt!” (sono tutti morti)

NOSTALGIA – O: Buongiorno, ricorda? Ci siamo sentiti in primavera R: Bei tempi!!!!

RIUNIONI INTERMINABILI…- O: Buongiorno, posso parlare con il Sig. X o il Sig. Y? R: Sono in riunione, richiami la settimana prossima.

DI PASSAGGIO – O: Buongiorno, cercavo il responsabile amministrativo R: Ah, guardi non lo so, io sono quello che viene qui a pulire!

PRIVACY  – O: Buongiorno, mi diceva il titolare che avete cambiato indirizzo, puo’ gentilmente darmi il nuovo? R: Guardi…io sono un addetto…puo’ chiamarmi domani quando ci ho pensato?

NEL REGNO ANIMALE  “Pronto sono Poiana c’è il Dott. Marmotta?”

CLIENTELA PARTICOLARE – R: non utilizziamo questo tipo di servizi, sa… noi operiamo con clientela particolare, i nostri clienti sono solo allevatori di vacche da latte”

DOVE SARA’? – R: “E’ impegnato in una seduta”

CHI L’HA VISTO? – O: “Buongiorno, trovo il Sig. X?” R: “Senta sono giorni che non lo sentiamo, non so dove sia…credo che chiamerò ” Chi l’ha visto…”

I CLIENTI MIGLIORI – Azienda produttrice di cofani funebri –  R.: “Operiamo in un settore particolare: i nostri clienti sono tutti conosciuti e consolidati, non abbiamo mai avuto problemi di recupero”

FRESCHE DI GIORNATA – O: “Le nostre informazioni sono attualmente ancora più fresche e profonde!”

DOPPIOSENSO – L’operatrice al suo agente di zona nel periodo prenatalizio per concordare i giorni di pausa: “Ma, lei, è ancora attivo?” L’agente, dopo un attimo di silenzio: “Beh…magari non proprio come quando avevo vent’anni ma me la cavo!”

L’ULTIMO VIAGGIO – O: “Sto cercando il dott X” R: “E’ morto, l’hanno portato via una settimana fa”

DOMANDE SCABROSE – O: “Il nostro numero di telefono è …..(numero di sole 4 cifre dopo il prefisso)  R: “Ma perchè l’avete così corto??”

FILASTROCCA – Nota: “Azienda in cui si producono guarnizioni industriali; rondelle, rosette e ranelle”

TRA AVVOCATI – “Questa pratica è sorta sotto una cattiva stella sin dall’inizio. soprattutto per la difficoltà di parlare con la collega di controparte, che non stava bene (e infatti le hanno fatto il funerale stamattina)”

RUOLO – Nota: “La centralinista filtra sempre”

BOIA CHI MOLLA – “Buona sera, trovo il Sig. ….?” R:”No, putroppo non posso passarglielo .. è impegnato a fare una decorazione su di un dolce .. mi capisca, in questo momento non posso proprio.. E’ COME TOGLIERE IL CANE DAL SUO OSSO”

CONFUSIONE – risponde un uomo anziano: “Guardi io non vado neanche più a donne, queste cose non mi interessano”

FUORI DI TESTA – R: “La dottoressa è più fuori che dentro…”

A SCELTA…O: “Buongiorno trovo il dott. X?” R: “No, oggi non c’è tutto il giorno” O: “Veramente ho chiamato 10 minuti fa e mi hanno detto che era impegnato al telefono!” R: “Ah, allora è appena uscito”

RIUNIONE FIUME – R: “Il dottore è in riunione fino a domani mattina”

OVVIO – R: “No, guardi, oggi arriva tardi il responsabile” O: “Tra quanto posso richiamare?” R: “Tra 5 minuti”

SI COMPRI UN OROLOGIO! – R: “Deve chiamare dopo le 10,00” O: “Guardi che sono quasi le 11!” R: “Di già?”

BUIO PESTO – O: “Mi sa dire quando trovo il Sig. X?” R: “Non lo so, signora, vada a tentoni!”

SCOTTATO! – NOTA: parlato con il sig XXXX  il quale è molto scottato da esperienze passate anche solo a livello di visita perchè gli hanno chiesto la parcella sul preventivo ed il pranzo pagato.

GRANDE IMMAGINAZIONE –  R: “No, guardi non ci interessa!” O: “Lei sa a cosa mi riferisco?” R: “No, ma posso immaginare…”

TRASLOCO –  R: “Il sig. XX  non è alla sua scrivania… perchè gliel’hanno portata via, stanno traslocando l’ufficio!”

LUNEDI’ MATTINA – R: “No non è ancora arrivato, si vede che ha fatto tardi durante la notte…”

PER ESSERE PRECISI – “La signora arriva più tardi, è andata a togliersi dei punti in bocca”

VITA SPERICOLATA – R: “Mi spiace, non lo trova…sa ha una vita molto disordinata!”

SARABANDA – Due colleghe: “Io sono in attesa del sig. Melodia e come sottofondo di attesa ho il bolero di Ravel”  “E io devo parlare con il dott. Volume, insieme facciamo Sarabanda!”

IL CAPO BUONGUSTAIO  – R: “Ho inoltrato al titolare la Vostra documentazione e gliel’ho anche stampata e messa sulla scrivania, più di questo….potrei fargli un panino con i documenti così forse da un’occhiata?”

AZIENDA FAMILIARE… Nota dell’operatrice: “Piccola realtà, ho chiesto della Sig.ra Lidia e mi hanno detto che stava dormendo…”

UMILTA’ – O: “Posso sapere con chi ho parlato?”  R: “No, io sono un collaboratore senza alcuna importanza”

A PRESCINDERE – O: “La posso richiamare?” R: “Lei mi puo’ sempre richiamare perché parlare con una donna fa piacere, a prescindere”

CUORE DI MAMMA – R: “Sono la madre, ma vuole che se mio figlio fosse interessato io non lo saprei?”

RAPINATORE? O: “Trovo il Sig. X?” R: “No, sa, lui entra ed esce dalle banche”

CHIAREZZA – O: “Quando posso chiamare domani?” R: “O di mattina o di pomeriggio!”

NEOLOGISMO – R: “La dottoressa in questo momento è riunita”

UBIQUITA’ –  Alle 17,40 R: “Siamo già usciti, finiamo alle 17,30”

TUTTO E’ RELATIVO – A Varese “Mi richiami nel tardo pomeriggio, verso le 16,30” – A Roma “Mi richiami domattina presto, verso le 11” – A Bari “Mi richiami dopo pranzo, verso le 18”

SPEGNETE IL CELLULARE!  R: “Mi scusi, devo chiudere, sono a un funerale!”

TARGET CLIENTELA – O: “Voi che tipo di clientela avete? R: “Signora che vuole sapere…..siamo in una valle di lacrime….vendiamo dove ci capita!”

SEMINIAMO O PRENDIAMO I VOTI?? R: “Guardi, meglio che non usciamo dal seminario!!”

LA PAZIENZA –  O: “Cercavo il dott X” R:  “È assente” O: “Chiedo scusa ma è da un po’ di giorni che lo sto cercando non c’ è mai? R: “Signora….un po’ di pazienza ieri è morta sua sorella”

LINEA DISTURBATA – R. “Mi richiami che sento tutto rarefatto”

RICERCA  – R: “Aspetti che mi giro intorno e vedo se lo trovo!”

QUI SI LAVORA! O: “Preferisce che fissiamo l’incontro in tarda mattinata, alla fine dei suoi impegni?” R: “Che fine e fine, qui si comincia alle 7 di mattina e fino alle 6 di sera non ci si ferma!”

COME UN’ANGUILLA –  O: “Mi passa il sig. X?” R: “Mi spiace ma mi è scappato tra le mani!”

CLIENTE SCONOSCIUTO  – O: “Voi lavorate conto terzi?” R: “No! Ma chi sono questi Terzi??”

POMERIGGI FUNESTI – Preferisce la mattina perchè ci sono anche tutti gli altri titolari, al pomeriggio sono sempre fuori perchè impegnati ai funerali. (Agenzia di pompe funebri…)

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Pour l’Amour

L’amore non è qualcosa da sentire
L’amore non è qualcosa da dare o ricevere
L’amore è solo qualcosa che avviene
E “Per amore, Pour l’Amour” é una motivazione che certo non assolve mai nessuno, ma giustifica (quasi) sempre (quasi) tutti.
Ogni volta che crediamo di conoscere il futuro, anche solo per un secondo, questo cambia.
A volte, il futuro cambia rapidamente e totalmente.
E non ci resta altro da fare se non scegliere la nostra prossima mossa. Possiamo scegliere di avere paura, di restare fermi a tremare, senza muoverci e pensare alla cosa peggiore che potrebbe succedere. Oppure possiamo fare un passo in avanti, nell’ignoto, con il solo pensiero che quello che accadrà, sarà fantastico.
Ma riflettiamo prima di esprimere un desiderio, perché potrebbe avverarsi davvero e non essere il meglio per noi, anzi, dicono che Dio quando vuole punirci avvera i nostri desideri.
Prima cerchiamo di capire chi siamo noi, chi è la persona di cui ci siamo innamorate, quanto e in che modo ci riempie l’esistenza, se davvero è “quello di cui non posso fare a meno, perché non sei l’aria che respiro, ma quella che mi manca”…
E se, nonostante tutto, scopriremo di volerla vivere, quella vita vera insieme a lui, prendiamoci un po’ di tempo, magari qualche giorno di vacanza lontani.
Perché per dare inizio a un amore ci vuole parecchia energia , consapevolezza del salto nel buio che si sta per fare e determinazione.
L’importante è partire dal presupposto che siamo tutti, da qualche parte nel mondo, cuccioli abbandonati, al nostro destino, ai nostri alibi, alle nostre paure.
Altrimenti, una volta fuori da una cuccia che non fa più per noi, cercheremo sempre e solo nuovi padroni da cui dipendere, ma non saremo mai liberi di fermarci in un posto dove davvero ci piace stare, il nostro.
E dove sia finalmente possibile sentirci davvero bene ,come ci si sente in vacanza o come quando si ritorna a casa.
Buone vacanze a tutti quelli che credono ancora che la più bella cosa al mondo sia innamorarsi.
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Sono la tua persona, sono dalla tua parte

Grace: Non sono brava con la poesia…ma ci provo:

quelle come me che si sentono come se stessero in un posto in cui sparano sulla croce rossa;quelle come me che cercano di parlare anche se non sempre è facile e dall’altra parte trovi il silenzio o l’ironia; quelle come me che vorrebbero semplicemente vedere le persone che le circondano stare bene
; quelle come me a cui basterebbe essere accettate per quello che sono
;quelle come me che sono persone con tutti i loro difetti
 e qua e là qualche pregio;quelle come me che si ritrovano sole
.

Alexsandra: Quelle come me hanno una migliore amica che mi ha sempre fatto sentire meno sola.E tutti quelli che hanno capito tutto della vita, lasciateci in pace.

Oggi non è più il tuo compleanno,ma nessuno ci potrà togliere uno dei ricordi più emozionanti della nostra vita: tu compivi gli anni e facevi nascere Davide ed io ero lì con te, perché io sono la tua persona, io sarò sempre dalla tua parte.

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Lacrimazione Pubblica

Ripubblico questo mio post sulla “Lacrimazione Pubblica” che è tornato attuale dopo lo sfogo pubblico della nostra Presidente di Regione Debora Serracchiani. Sono ancor più convinta che c’è chi può permettersi di piangere in pubblico e chi no e che se si riveste un ruolo così importante le responsabilità che ci si deve assumere sono ancora più  grandi, perchè non solo si rappresenta un’intera regione, ma anche una categoria di donne impegnate in cariche pubbliche. Io non credo alla solidarietà femminile sempre e comunque e questa volta Debora Serracchiani non ha la mia, per quel che le può importare dell’ opinione di una cittadina della regione che lei  ” dovrebbe” rappresentare. E non avrebbe nemmeno quella della mia Grace, di cui pubblico l’ottimo commento.

“Sheryl Sandberg ( 43 anni) è la direttrice operativa di Facebook, la donna più potente di quel regno che è la Silicon Valley . Sicuramente saprà il fatto suo, ma leggo una sua intervista dove dice che le piace molto esternare i suoi sentimenti e non le crea nessun imbarazzo mettersi a piangere, anche in ufficio.  A me la sola idea di mettermi a lacrimare sulla scrivania, non per una perdita o per una sciagura ma solo perchè si è un pò nervosetti o tristi crea imbarazzo solo a pensarci, al contrario della nostra cara Sheryl che invece ne va pazza. E ha motivato questa sua lacrimosa  predisposizione davanti alla platea di studenti della Harvard Business School dicendo: ” Sì frigno spesso in azienda, non mi nascondo. Sorry, ma non ho un Io professionale dal lunedì al venerdì e un Io privato nel tempo che resta.” Beh, a me capita di lavorare anche a casa, ma certo non mi sognerei mai di presentarmi in ufficio, salutando a destra e a manca, con gli occhi rossi, il pigiamino di felpa con gli orsetti e il mio Duke sulla pancia che mi coccolo mentre lavoro. Non c’è differenza tra il mio Io privato e il mio Io professionale!? Il mio Io privato si concede un pisolo appena gli sembra di avere lavorato a sufficienza, di pomeriggio si guarda le repliche di ” Grey’s Anatomy” o di ” Sex & The City”, spettegola al telefono con le amiche, ascolta musica e a volte si imbambola fissando letteralmente il vuoto anche per più di mezz’ora. Ma quando lavoro lavoro sul serio c’è solo il mio Io professionale presente. Quindi, lavorare a casa lo considero un  privilegio e per me è un gran bene, ma  mi è chiara la differenza con il lavorare in un luogo pubblico, e  la storia della Sandberg che piange nel suo mega-ufficio, sorry, ma non mi va giù.  Adoro piangere e piango anche parecchio, ma è un’ emozione privata che non amo condividere in pubblico. E credo che se la Sandberg piagnucola in azienda è perchè se lo può permettere, in fondo la direttrice operativa è lei, chi mai oserebbe dirle che non è il caso? La realtà di noi povere comune mortali è che se ci mettiamo a piangere sul lavoro la maggioranza penserà che siamo pronte per la neuro o che, nel migliore dei casi, soffriamo di sindrome premestruale. E, a mio modesto parere, è anche da incontinenti della lacrima, da esibizioniste e creiamo non poco imbarazzo agli estranei presenti al nostro psico-dramma. Ed è tipicamente femminile usare la lacrima per ottenere una reazione emotiva che faccia schierare gli altri dalla tua parte, ma se questo già è scorretto nel privato, figuriamoci sul lavoro. E non fa altro che peggiorare l’idea che già molti uomini, maschilisti sì ma non a tutti i torti, hanno delle donne. Infatti la linguista Judith Baxter ha da poco pubblicato una ricerca: se durante una riunione di lavoro è una donna a fare una battuta seguirà il silenzio tombale, se la fa un uomo giù grandi risate. Perchè una donna che fa la spiritosa appare forzata e fuori posto, non ridere alle sue battute è un modo come un altro per minarne l’autorità. Trovo sia una grande ingiustizia, ma se ci mettiamo anche a frignare  non facciamo che avvalorare questa tesi. Possiamo essere ironiche e molto più spiritose di tanti uomini, non diamogliela vinta facendoci venire i lucciconi appena ci alzano la voce, siamo meglio di così. E riserviamoci le lacrime accoccolate sul divano rivedendo per l’ennesima volta ” Come eravamo”. Parola di un egocentrica ed ipersensibe Figlia Unica.”  

“Non so dove hai letto questo articolo sulle lacrime della Sandberg, in rete ne ho trovato un altro del maggio di quest’anno che presenta la signora in maniera un pochettino diversa, anche se tutto sommato ha mantenuto un ruolo subordinato al boss….. nell’articolo che ho trovato io si parla del fatto che c’è ancora molto maschilismo nel mondo del lavoro etc. etc. che noi donne non si deve aver paura di essere carrieriste nonostante figli e quant’altro, facile a dirsi da chi ha avuto la possibilità di permettersi baby sitter e aiuti a pagamento in famiglia, pare abbia un marito danaroso, è facile parlare partendo già da una posizione privilegiata, considerato che spesso il costo di un asilo nido per chi ha bimbi piccoli porta via una bella percentuale dello stipendio. Sono un poco uscita fuori tema ma……. certi discorsi mi disturbano,un poco come sei stata tu infastidita mi pare da questa esibizione di lacrime in tasca della signora, cosa che disturba anche me, sarà forse per il tipo di educazione avuto ma mi è stato insegnato che non si piange in pubblico e che soprattutto in ambito lavorativo non si esternano i sentimenti. Sarà poi che su Facebook la politica dei sentimenti condivisi va alla grande, tutti lì a raccontare cosa stanno facendo, a condividere cose più o meno intime e private, alle volte è anche divertente leggere cosa stanno facendo gli altri ma spesso mi domando se sono consapevoli che espongono la loro vita privata alla lettura di sconosciuti perchè alla fine anche se pensano di condividere queste cose solo con i loro “amici” non è proprio così perchè per quanto uno blindi la sua privacy spesso succede che la cosa scritta da uno venga condivisa da uno degli amici che a sua volta ha un amico che la condivide e via avanti …….. conosco un paio di episodi di tradimenti scoperti tramite facebook e c’è una separazione di cui sono a conoscenza che è stata condivisa da tutti gli amici perchè i diretti interessati discutevano di cose intime sui reciproci profili, commenti di cose di lavoro, come non sopporto quelli che scrivono “cari amici… adesso esco ma tra poco torno.” o frasi simili sono ridicoli che bisogno c’è, tra un poco qualcuno si troverà a scrivere quante volte è andato i bagno o cose simili. Altre persone che non sopporto sono quelli che si definiscono “animalisti” e continuano a mettere immagini sui loro profili di animali massacrati quando a mio avviso l’immagine è solo un di più, un atteggiamento morboso, amare e rispettare gli animali non è questo non è condividere una foto, anzi penso che le persone che li maltrattano si divertano a vedere queste foto pubblicate ed alcune è evidente che sono state create appositamente. Riguardo alla donna spiritosa che non viene apprezzata non mi addentro perchè prima farò un indagine nel mondo maschile che mi circonda e vedrò di capirne le ragioni, ho una mia opinione in merito. Ma soprattutto non si frigna in pubblico! By Donna Letizia

 

La Costituzione Italiana è ancora molto bella

Quale momento migliore per ripubblicare questo post,perchè la Costituzione Italiana è ancora molto bella! Quando si rinuncia alla passione si abdica ai sogni. Non è una questione anagrafica, bensì di vitalità, di voglia di cambiare quello che non ci piace, di rinnovare. Non si dovrebbe mai finire di amare quello che già si ha e di innamorarsi di quello che vorremmo, di entusiasmarsi per un progetto, di lottare per un’idea. Se si rinuncia si muore. Dentro. A qualunque età. Ecco perchè mi piacciono quelli che si mettono sempre in gioco, che non cedono a compromessi o a escamotage da furbetti, mi piacciono i visionari, quelli che ci regalano emozioni, che ci stimolano a riflettere , che non si fanno inquadrare in nessuna categoria, insomma che non si fanno catturare. Ecco perchè mi piace questo post che vi invito a leggere. Mi è tornato alla mente passando davanti al negozio che viene citato e vedendo con piacere che la scritta “La Costituzione italiana è molto bella” c’è ancora e c’è ancora chi non ha paura di esternarlo e che ne prende spunto per scrivere un post toccante e coraggioso.

” Gli spari intorno a noi , ci impediscono di udire, ma la voce umana è diversa dagli altri suoni e può essere udita ad di sopra dei rumori; perfino quando non grida, perfino se è solo un bisbiglio, perfino il più lieve bisbiglio può essere udito al di sopra degli eserciti, quando dice la verità.”

Sidney Pollack ” The Interpreter”

http://marckuck.wordpress.com/2010/06/17/si-avvisa-la-gentile-clientela/

La moitié de moi-même

Una storia d’amore molto bella che condivido:

Je n’ai pas perdu une maîtresse mais la moitié de moi-même. Un esprit pour lequel le mien semblait avoir été fait (Voltaire) Émilie du Châtelet /emi’li dy ʃa’tlɛ/, nome completo Gabrielle Émilie Le Tonnelier de Breteuil, marchesa du Châtelet, (Parigi, 17 dicembre 1706 – Lunéville, 10 settembre 1749) è stata una matematica, fisica e letterata […]

via Donne che hanno fatto la storia della matematica e della fisica: Émilie du Châtelet, la musa di Voltaire. — Rosebud – Critica, scrittura, giornalismo online

Perché non a me ?

L’amore non può essere malato.
Non è amore.
E neppure malattia.
È mostruosità.Bruciare viva una donna e andarsene perché si sta provando vergogna…mentre le urla e l’odore acre invadono ogni respiro…si chiama con altro nome.

Personalmente non voglio più ascoltare toni pacati, 
o scusanti a comportamenti che non ne devono avere.

Pretendo rabbia, disgusto e certezza della pena.

In Italia da gennaio sono 41 le donne uccise.
Non dimentichiamolo e non abituiamoci a questa barbarie.

Io ho provato vergogna, quando mi è stato chiesto che significato ha la parola “femminicidio”, perché in Francia è una parola che non esiste e quindi il problema è solo nostro, nostra è la colpa. 

Sara era bella, bionda, giovane, intelligente ma tutto questo non l’ha salvata, è morta bruciata viva nell’auto data alle fiamme dal suo ex, a Roma.

Se qualcuno si fosse fermato su Via della Magliana, mentre Sara chiamava aiuto rendendosi conto di essere seguita dal suo assassino, se qualcuno avesse chiamato la polizia invece di ignorare quelle braccia alzate, forse Sara sarebbe ancora viva. 

 Credo che dopo questa tragedia le nostre parole sgomente, la nostra pena, il nostro orrore per l’ennesima vita di donna distrutta per sempre non bastino più. Come non basta la rabbia contro l’uomo assassino, di solito un ex, di solito lasciato da poco a cui si augura la stessa fine che ha inferto o la galera a vita. Né basta invocare la repressione e/o un maggior controllo delle forze di polizia, come se ogni relazione tra uomo e donna potesse essere concretamente monitorata se non da chi la vive.

Purtroppo la violenza discende dalle asimmetrie di potere ancora esistenti tra i sessi. Pur con le dovute differenze,le donne sono ancora,quando va bene più povere, meno occupate, meno rappresentate, quando va male morte ammazzate, quasi sempre da chi doveva amarle, rispettarle, proteggerle.

Quello che forse dovrebbe cambiare è dunque la nostra percezione della violenza contro le donne. 

Occorrerebbe partire dal riconoscimento e dalla consapevolezza dei micro-machismi , dalle esperienze diffuse di sessismo quotidiano, da tutti i casi e gli ambiti della vita in cui una donna è attaccata solo in quanto donna.

La violenza infatti appare come figlia non del raptus o della pazzia, ma del sessismo, complesso fenomeno ben radicato e camaleontico, capace di cambiare di colore al variare delle situazioni, mimetizzandosi.

Tanto da rendersi persino impercettibile mescolandosi all’aria che respiriamo, tanto che a volte occorre avere il naso allenato per individuarlo.

E proprio di sessismo è fatta la cultura in cui siamo immersi e in cui galleggiamo con la stessa indifferenza che hanno mostrato gli automobilisti che non si sono fermati vedendo le braccia alzate di Sara. 

E sebbene appaia evidente che non esistono soluzioni rapide e immediate contro la violenza sulle donne, la difficoltà di scardinare un sistema dominante non può certo ridurci all’immobilità. 

Che fare? Pretendere dalle Istituzioni che si investano risorse nei centri anti-violenza nati dal sapere delle donne e nell’educazione sessuale e affettiva dei giovani e giovanissimi di ogni scuola dal centro alla periferia. E come collettività si potrebbe provare a essere più informati e consapevoli, sforzandoci di riconoscere la violenza ben prima che si manifesti, pensandola come una variabile più che possibile all’interno di una relazione uomo-donna. 

Condividendo saperi, fornendo letture critiche della realtà, costruendo relazioni paritarie, e, nei casi concreti, riuscendo a dare informazioni concrete, nomi di centri e di esperti/e, a chiunque si trovi ad affrontare una situazione di violenza, latente o palese. O più semplicemente, smettendo di pensare ai casi di violenza come episodi isolati e che non ci riguardano, perché non è così, può succedere ad ognuna di noi.

Perché a me non è la domanda giusta, lo è perché non a me?

E porci questa domanda sempre e non solo sull’ onda emotiva che le storie come quella di Sara suscitano in noi.