Lacrimazione Pubblica

Ripubblico questo mio post sulla “Lacrimazione Pubblica” che è tornato attuale dopo lo sfogo pubblico della nostra Presidente di Regione Debora Serracchiani. Sono ancor più convinta che c’è chi può permettersi di piangere in pubblico e chi no e che se si riveste un ruolo così importante le responsabilità che ci si deve assumere sono ancora più  grandi, perchè non solo si rappresenta un’intera regione, ma anche una categoria di donne impegnate in cariche pubbliche. Io non credo alla solidarietà femminile sempre e comunque e questa volta Debora Serracchiani non ha la mia, per quel che le può importare dell’ opinione di una cittadina della regione che lei  ” dovrebbe” rappresentare. E non avrebbe nemmeno quella della mia Grace, di cui pubblico l’ottimo commento.

“Sheryl Sandberg ( 43 anni) è la direttrice operativa di Facebook, la donna più potente di quel regno che è la Silicon Valley . Sicuramente saprà il fatto suo, ma leggo una sua intervista dove dice che le piace molto esternare i suoi sentimenti e non le crea nessun imbarazzo mettersi a piangere, anche in ufficio.  A me la sola idea di mettermi a lacrimare sulla scrivania, non per una perdita o per una sciagura ma solo perchè si è un pò nervosetti o tristi crea imbarazzo solo a pensarci, al contrario della nostra cara Sheryl che invece ne va pazza. E ha motivato questa sua lacrimosa  predisposizione davanti alla platea di studenti della Harvard Business School dicendo: ” Sì frigno spesso in azienda, non mi nascondo. Sorry, ma non ho un Io professionale dal lunedì al venerdì e un Io privato nel tempo che resta.” Beh, a me capita di lavorare anche a casa, ma certo non mi sognerei mai di presentarmi in ufficio, salutando a destra e a manca, con gli occhi rossi, il pigiamino di felpa con gli orsetti e il mio Duke sulla pancia che mi coccolo mentre lavoro. Non c’è differenza tra il mio Io privato e il mio Io professionale!? Il mio Io privato si concede un pisolo appena gli sembra di avere lavorato a sufficienza, di pomeriggio si guarda le repliche di ” Grey’s Anatomy” o di ” Sex & The City”, spettegola al telefono con le amiche, ascolta musica e a volte si imbambola fissando letteralmente il vuoto anche per più di mezz’ora. Ma quando lavoro lavoro sul serio c’è solo il mio Io professionale presente. Quindi, lavorare a casa lo considero un  privilegio e per me è un gran bene, ma  mi è chiara la differenza con il lavorare in un luogo pubblico, e  la storia della Sandberg che piange nel suo mega-ufficio, sorry, ma non mi va giù.  Adoro piangere e piango anche parecchio, ma è un’ emozione privata che non amo condividere in pubblico. E credo che se la Sandberg piagnucola in azienda è perchè se lo può permettere, in fondo la direttrice operativa è lei, chi mai oserebbe dirle che non è il caso? La realtà di noi povere comune mortali è che se ci mettiamo a piangere sul lavoro la maggioranza penserà che siamo pronte per la neuro o che, nel migliore dei casi, soffriamo di sindrome premestruale. E, a mio modesto parere, è anche da incontinenti della lacrima, da esibizioniste e creiamo non poco imbarazzo agli estranei presenti al nostro psico-dramma. Ed è tipicamente femminile usare la lacrima per ottenere una reazione emotiva che faccia schierare gli altri dalla tua parte, ma se questo già è scorretto nel privato, figuriamoci sul lavoro. E non fa altro che peggiorare l’idea che già molti uomini, maschilisti sì ma non a tutti i torti, hanno delle donne. Infatti la linguista Judith Baxter ha da poco pubblicato una ricerca: se durante una riunione di lavoro è una donna a fare una battuta seguirà il silenzio tombale, se la fa un uomo giù grandi risate. Perchè una donna che fa la spiritosa appare forzata e fuori posto, non ridere alle sue battute è un modo come un altro per minarne l’autorità. Trovo sia una grande ingiustizia, ma se ci mettiamo anche a frignare  non facciamo che avvalorare questa tesi. Possiamo essere ironiche e molto più spiritose di tanti uomini, non diamogliela vinta facendoci venire i lucciconi appena ci alzano la voce, siamo meglio di così. E riserviamoci le lacrime accoccolate sul divano rivedendo per l’ennesima volta ” Come eravamo”. Parola di un egocentrica ed ipersensibe Figlia Unica.”  

“Non so dove hai letto questo articolo sulle lacrime della Sandberg, in rete ne ho trovato un altro del maggio di quest’anno che presenta la signora in maniera un pochettino diversa, anche se tutto sommato ha mantenuto un ruolo subordinato al boss….. nell’articolo che ho trovato io si parla del fatto che c’è ancora molto maschilismo nel mondo del lavoro etc. etc. che noi donne non si deve aver paura di essere carrieriste nonostante figli e quant’altro, facile a dirsi da chi ha avuto la possibilità di permettersi baby sitter e aiuti a pagamento in famiglia, pare abbia un marito danaroso, è facile parlare partendo già da una posizione privilegiata, considerato che spesso il costo di un asilo nido per chi ha bimbi piccoli porta via una bella percentuale dello stipendio. Sono un poco uscita fuori tema ma……. certi discorsi mi disturbano,un poco come sei stata tu infastidita mi pare da questa esibizione di lacrime in tasca della signora, cosa che disturba anche me, sarà forse per il tipo di educazione avuto ma mi è stato insegnato che non si piange in pubblico e che soprattutto in ambito lavorativo non si esternano i sentimenti. Sarà poi che su Facebook la politica dei sentimenti condivisi va alla grande, tutti lì a raccontare cosa stanno facendo, a condividere cose più o meno intime e private, alle volte è anche divertente leggere cosa stanno facendo gli altri ma spesso mi domando se sono consapevoli che espongono la loro vita privata alla lettura di sconosciuti perchè alla fine anche se pensano di condividere queste cose solo con i loro “amici” non è proprio così perchè per quanto uno blindi la sua privacy spesso succede che la cosa scritta da uno venga condivisa da uno degli amici che a sua volta ha un amico che la condivide e via avanti …….. conosco un paio di episodi di tradimenti scoperti tramite facebook e c’è una separazione di cui sono a conoscenza che è stata condivisa da tutti gli amici perchè i diretti interessati discutevano di cose intime sui reciproci profili, commenti di cose di lavoro, come non sopporto quelli che scrivono “cari amici… adesso esco ma tra poco torno.” o frasi simili sono ridicoli che bisogno c’è, tra un poco qualcuno si troverà a scrivere quante volte è andato i bagno o cose simili. Altre persone che non sopporto sono quelli che si definiscono “animalisti” e continuano a mettere immagini sui loro profili di animali massacrati quando a mio avviso l’immagine è solo un di più, un atteggiamento morboso, amare e rispettare gli animali non è questo non è condividere una foto, anzi penso che le persone che li maltrattano si divertano a vedere queste foto pubblicate ed alcune è evidente che sono state create appositamente. Riguardo alla donna spiritosa che non viene apprezzata non mi addentro perchè prima farò un indagine nel mondo maschile che mi circonda e vedrò di capirne le ragioni, ho una mia opinione in merito. Ma soprattutto non si frigna in pubblico! By Donna Letizia

 

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