Piccoli e Grandi Amori Pelosi

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La prima è stata la lupa Lilli, protettiva con quella piccola intrusa arrivata a toglierle spazio e coccole, ma non me l’ha mai fatto pesare, anzi è stata la mia prima docile compagna di giochi, premurosa e attenta bodyguard è stata con noi quasi 18 anni e mi ha insegnato a rispettare i suoi simili e a non trattarli come peluche.

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Poi è arrivato Cico, barboncino nano vivacissimo tanto che spesso riusciva a scappare da casa gettando l’intera famiglia nella disperazione, finendo anche investito da un’ auto e uscendone miracolosamente quasi illeso.
È stato il testimone dell’inizio dell’amicizia con la mia Grace, ricordo ancora le nostre “vasche” in centro, con lui al guinzaglio e la Grace con un barboncino identico ma nero, piene di “braura” e di sogni come solo da adolescenti si può essere.

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Insieme a Cico c’era anche il persiano Pierre, detto anche Bowie per i suoi occhi cangianti come David Bowie, mio mito da adolescente e ancor oggi, gattino anomalo perché affettuosissimo, anche con il pestifero Cico, adorato da mia madre, ma che purtoppo ci ha lasciato presto causa una leucemia fulminante che ci addolorò tutti talmente tanto da non volere più nessun gatto a sostituirlo.

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Lord Byron, affascinante bobtail dal nome altisonante è stato il mio primo cane da sposata: impegnativo, esuberante, una montagna di pelo e affetto che ci ha riempito la vita coniugale meglio e più di due gemelli urlanti e scatenati.
Ma lo abbiamo adorato, purtroppo non è rimasto a lungo con noi, giovane divo come Jim Morrison o James Dean è stato colpito da una torsione gastrica che non ha lasciato scampo.

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Non avevo ancora elaborato il lutto per il mio Lord che, inaspettato come i veri grandi amori è arrivato Youk, cucciolo Labrador di appena due mesi, discendente di una dinastia importante e che appena insieme a Paola lo abbiamo visto mi è corso incontro, mi ha scelto ed è stato coup de foudre.
Su di lui potrei riempire tutto il mio blog, oggi sono cinque anni che non c’è più e non c’è giorno che non mi manchi, che non mi venga il magone ogni volta che vedo un Labrador, perché lui è stato il Mio Cane, fedele, affettuoso e presente in tutti i miei momenti più importanti, al mio fianco nelle decisioni più difficili, perché con lui sono diventata grande, è stato il compagno di avventure più leale, paziente e coraggioso, impareggiabile e insostituibile.

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E grazie al mio Youk nella nostra famiglia sono arrivate due trovatelle, abbandonate da chissà quali esseri spregevoli e salvate dal suo grande cuore e da noi che non abbiamo potuto lasciarle sole.
Viva è stata con noi per quasi diciott’anni, ha vissuto i miei lutti più brutti, compreso quello di Youk, ma non hai mai perso la sua allegria ed è stata una meravigliosa compagna di vita fino all’ultimo, quando ho dovuto purtroppo decidere io di porre fine alle sue sofferenze ed è stato straziante lasciarle andare.
Birba “la Dolce” invece, sempre trovata da Youk durante una passeggiata in campagna è stata adottata da Paola e fino a che è stata con noi ha dispensato energia, voglia di vivere e a lei associo momenti di grande allegria, gite, vacanze e grigliate nel giardino della Zia Norina, insomma solo cose belle.

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E infine, “last but not least” ecco l’ultimo cucciolo di famiglia, altro nome altisonante, Duca del Casato del Grillo, detto Duke in onore di Duke Ellington, un pincher di neanche tre chili, a tutti gli effetti il Capofamiglia, vivace, collerico, caratteriale e irresistibile, ma è così gratificante la sua dedizione che è impossibile non viziarlo e con lui non ci si sente mai soli.

“Per scrivere sugli animali bisogna essere ispirati da un affetto caldo e genuino per le creature viventi, e penso che a me questo requisito verrà senz’altro riconosciuto.” (Konrad Lorenz)
Dedicato ai miei piccoli grandi amori pelosi

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Come gli Scoiattoli

Si dice sempre: “Smetto quando voglio” ma non è mai così. Lo rifacciamo, l’abbiamo sempre fatto, sbagliamo e non possiamo farne a meno, anche se ci facciamo del male, siamo come gli scoiattoli.
Ma che c’entrano gli scoiattoli? La parabola dello scoiattolo è una notizia che ho letto tempo fa e mi è rimasta impressa: per tutta l’estate questi piccoli animali hanno causato blackout in mezza America. Quartieri al buio, musei oscurati, cali di corrente, sembra che i roditori ce l’abbiano con la tecnologia e per questo si immolano e pare che il fenomeno si stia intensificando.
Gli scoiattoli continuano a far saltare la corrente e non c’è modo di evitarlo, ma resta la domanda: perché lo fanno?
Il professor John Koprowski, dell’Università di Tucson, in Arizona, è diventato un’autorità in materia perché doveva presentare una ricerca su un animale selvatico e lavorando da casa notava che gli scoiattoli frequentavano il suo giardino e li vedeva rosicchiare sempre, perché se non lo fanno i loro incisivi crescono a dismisura e li tormentano.
Così salgono sugli alberi dove trovano ghiande, frutti, rami e per spostarsi salgono anche sui fili dell’alta tensione e addentano pure quelli.
Così facendo collegano i due poli, fanno partire la scarica e ci restano secchi.
Continuando a rosicchiare rosicchiano loro stessi.
Ma perché non si fermano prima, perché non si avvisano l’un l’altro?
Ci sarà pure uno scoiattolo che ha visto un suo simile soccombere alla scarica letale no? E allora perché?
” Non posso farne a meno, anche se mi faccio del male.”
Perché?
Perché una donna si innamora di un uomo che la picchia?
Perché i barconi pieni di disperati viaggiano verso la morte in mare, non hanno visto le puntate precedenti, non sanno che stanno per fare la fine dello scoiattolo sul palo della luce?
E perché un politico fa un accordo con Silvio Berlusconi, o si stacca da Silvio Berlusconi?
A guardarli bene anche Matteo Renzi e Angelino Alfano sembrano avere un problema di incisivi che li induce a rosicchiare senza sosta.
E come loro molte persone, me compresa, che vanno incontro all’alta tensione come andassero a un garden party.
Che fine ha fatto il nostro istinto di sopravvivenza? L’abbiamo perduto anche noi come gli scoiattoli?
Abbiamo troppi caschi, cinture di sicurezza, sensori, aggeggi salvavita, che però pare non servano poi a molto, siamo sempre più fragili, più indifesi.
Siamo come quella gazzella, vista in uno splendido documentario del National Geographic, che tra tutti i cespugli scelse di andare a brucare proprio dove stava acquattato un leone, che ovviamente saltò fuori e l’azzannò.
La guida africana che commentava la scena, alla domanda del perché mai la gazzella fosse andata proprio lì, sollevò le spalle e rispose: ” A volte la morte chiama.”
Però smetto quando voglio.

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Horsenality

I cavalli non parlano inglese, italiano o una qualsiasi altra lingua, sono animali predati sopravvissuti per milioni di anni riuscendo a ” fregare” i predatori terrestri e quindi noi per loro siamo tuttora i più pericolosi predatori terrestri. Anche se animali predati e predatori sono creature diametralmente opposte il loro incontro è  stato un evento di enorme importanza per lo sviluppo del genere umano. I cavalli sono animali predisposti a stringere un legame e quando questo avviene attraverso una  reale ” horsemanship” basata su amore e comprensione allora la simbiosi diventa straordinaria. Riporto qui di seguito gli 8 principi fondamentali, concepiti da Pat Parelli nel 1982, per potersi avvicinare nel modo migliore ai cavalli, principi che non valgono solo per i cavalli, ma anche per i nostri rapporti personali.

1) L’ Horsemanship è un fenomeno naturale che è molto di più che andare semplicemente a cavallo.

2) Non dare niente per scontato e soprattutto capire che i cavalli sono molto intelligenti e apprendono con maggiore facilità attraverso l’osservazione degli schemi e se imparano cattive abitudini è perchè la maggior parte di noi umani ne ha di terribili.

3) La vera comunicazione è quando un cavallo e un umano capiscono e condividono un’ idea e l’ abilità di interpretare quello che un cavallo pensa e fa è acquisito con l’ uso dei modelli di ” Horsenality” , così chiamata la personalità del cavallo e imparare a conoscerla ci aiuta a comprendere le sue istintuali necessità, a capire e a rispettare il suo carattere, se è introverso o estroverso e a guadagnarci la sua fiducia.

4) Ci sono reciproche responsabilità tra umano e cavallo, proprio come in una vera relazione e come in ogni relazione che funziona l’unione e la condivisione sono fondamentali e una delle principali regole del metodo Parelli è: ” Pensa come un cavallo prima di pensare com un uomo” .

5) L’ atteggiamento di giustizia è fondamentale: assicurati che il cavallo capisca ciò che gli chiedi e preparalo a rispondere e a riconoscere le tue richieste, perchè il cavallo non sbaglia mai se non perchè riceve indicazioni sbagliate.

6) Il linguaggio del corpo è universale. I cavalli non parlano la lingua dell’ uomo. Il loro codice primario è composto dal linguaggio del corpo  e dalle sensazioni, mentre le persone sono molto verbali e la nostra comunicazione è spesso caricata emotivamente e ciò non funziona con i cavalli. Dobbiamo imparare ad usare lo stesso linguaggio che usano quando interagiscono tra loro, dobbiamo essere padroni di noi stessi e delle nostre emozioni e non trasmettere loro paura, rabbia, impazienza e frustrazione.

7) I cavalli insegnano ai cavalieri e viceversa. I cavalli hanno moltissimo da insegnarci e noi dobbiamo ricambiare senza sentirci i loro padroni e tantomeno esseri superiori.

8) E’ il cavallo responsabile dei principi e del tempo che ci vuole ad addestrarlo e non siamo noi, questo è essenziale per raggiungere il successo  e per ottenere la fiducia e la confidenza del cavallo. Quando il cavallo si fida veramente di te diventa più calmo e smette di opporsi alle tue richieste, ma è lui che decide il tempo e il modo e se siamo pazienti e comprensivi senza essere sottomessi diventerà il tuo partner perfetto e tu per lui.

Questo post è dedicato ad Elenute che oggi compie gli anni ” Perchè credo che ad Elena vorrò sempre bene” … e  a me stessa, perchè nonostante per molti motivi, purtroppo anche fisici, non dovrei proprio ripendere a cavalcare, anzi forse proprio per questo ho deciso di rimontare in sella prima che finisca questa estate così estenuante, irta di preoccupazioni e difficoltà, perchè anche se potrò cadere e farmi male comunque ne sarà valsa la pena.

From Youk to Duke

Youk c’è sempre stato. In 15 anni non mi è mai mancato il suo affetto incondizionato, la sua incontenibile allegria, il suo appoggio. 15 anni di grandi cambiamenti, traslochi, separazioni, grandi dolori, ma anche piccole gioie quotidiane,vacanze spensierate,giochi sulla neve e nuotate al mare.La sua vivacità mi spingeva a muovermi quando non volevo che chiudere gli occhi e non affrontare le difficoltà e le responsabilità che maturare comporta. Era al mio fianco quando ho dovuto prendere delle decisioni anche sofferte, come scegliere di essere libera piuttosto che vincolata ad un legame sì comodo, ma che non mi dava più emozioni, nè sorprese, nè sorrisi, tutte per me fondamentali. Youk c’è sempre stato, e anch’io c’ero per lui il 2 Settembre 2009, quando ormai troppo vecchio e stanco mi ha fatto capire che era giunto il momento di lasciarlo andare. Youk era il mio cane e sarà sempre il mio unico labrador, ma la sua grande generosità mi ha fatto capire che non ci si deve precludere nuove emozioni, che quando meno te l’aspetti queste arrivano, non certo le stesse, ma altrettanto belle. E infatti il 6 Gennaio 2010 è entrato a  far parte della famiglia Duke, un pinscher toy, nemmeno 3 chili di entusiasmo e grinta ed è arrivato come arriva un amore a sorpresa, non cercato e nemmeno tanto voluto, ma che forse proprio per questo si rivela un vero grande amore. E il mio Youk, che riposa in giardino all’ombra della sua betulla preferita, approva scodinzolando.