Le Gioie del TLMK

Facendo pulizia alla mia casella di posta elettronica ( altroché pulizie di inizio autunno, ero rimasta al 2008…) ho ritrovato le mail che ci inviavamo tra colleghe quando lavoravo in un call center di un’importante azienda della regione e, tra le tante, una raccoglieva le frasi più strane e divertenti che si possono sentire facendo un lavoro così difficile e così poco considerato ( anche a livello remunerativo..) che è quello del telemarketing.

Questa è una breve raccolta di frasi che descrivono ottimamente il variegato e bizzarro mondo delle aziende italiane, la fantasia e la creatività nel raccontare balle che nel nostro amato/odiato paese non fa certo difetto, ed evidenziano le difficoltà di chi è costretta a fare questo lavoro, di sicuro non perché lo ha scelto.

E questo post è dedicato a tutte le mie colleghe, anche di altri call center,  tra le quali ho trovato anche delle meravigliose amiche, in particolare a:  Francesca, Anna, Clara, Barbara. E alla mia Grace e a Paola,  la mia “adorata cuginetta”, con le quali, tra le tante esperienze di vita passate insieme, ci è toccata anche questa…

 

CASI DELLA VITA – Nota: il Sig. Paolo non sentiva molto bene perché era dentro un tunnel

MISTERO – O: trovo la signora X? R: è in ufficio ma è impegnata, sta facendo una cosa…

INFLUENZA SUINA – O: mi passa il sig. X, per cortesia? R: sta dentro nel letto, perché è in malattia!

SINCERITA’  – R: non siamo interessati! O: posso sapere per quale motivo? R: perché…non lo so!

THANKS GOD IS FRIDAY – R: richiami perché il venerdì è una giornata “calda”!

THE DAY AFTER  – Chiamata in provincia di Varese. O: Buongiorno, cercavo il titolare o un responsabile amministrativo R: (un signore dalla voce roca apparentemente molto anziano) “In mort tutt!” (sono tutti morti)

NOSTALGIA – O: Buongiorno, ricorda? Ci siamo sentiti in primavera R: Bei tempi!!!!

RIUNIONI INTERMINABILI…- O: Buongiorno, posso parlare con il Sig. X o il Sig. Y? R: Sono in riunione, richiami la settimana prossima.

DI PASSAGGIO – O: Buongiorno, cercavo il responsabile amministrativo R: Ah, guardi non lo so, io sono quello che viene qui a pulire!

PRIVACY  – O: Buongiorno, mi diceva il titolare che avete cambiato indirizzo, puo’ gentilmente darmi il nuovo? R: Guardi…io sono un addetto…puo’ chiamarmi domani quando ci ho pensato?

NEL REGNO ANIMALE  “Pronto sono Poiana c’è il Dott. Marmotta?”

CLIENTELA PARTICOLARE – R: non utilizziamo questo tipo di servizi, sa… noi operiamo con clientela particolare, i nostri clienti sono solo allevatori di vacche da latte”

DOVE SARA’? – R: “E’ impegnato in una seduta”

CHI L’HA VISTO? – O: “Buongiorno, trovo il Sig. X?” R: “Senta sono giorni che non lo sentiamo, non so dove sia…credo che chiamerò ” Chi l’ha visto…”

I CLIENTI MIGLIORI – Azienda produttrice di cofani funebri –  R.: “Operiamo in un settore particolare: i nostri clienti sono tutti conosciuti e consolidati, non abbiamo mai avuto problemi di recupero”

FRESCHE DI GIORNATA – O: “Le nostre informazioni sono attualmente ancora più fresche e profonde!”

DOPPIOSENSO – L’operatrice al suo agente di zona nel periodo prenatalizio per concordare i giorni di pausa: “Ma, lei, è ancora attivo?” L’agente, dopo un attimo di silenzio: “Beh…magari non proprio come quando avevo vent’anni ma me la cavo!”

L’ULTIMO VIAGGIO – O: “Sto cercando il dott X” R: “E’ morto, l’hanno portato via una settimana fa”

DOMANDE SCABROSE – O: “Il nostro numero di telefono è …..(numero di sole 4 cifre dopo il prefisso)  R: “Ma perchè l’avete così corto??”

FILASTROCCA – Nota: “Azienda in cui si producono guarnizioni industriali; rondelle, rosette e ranelle”

TRA AVVOCATI – “Questa pratica è sorta sotto una cattiva stella sin dall’inizio. soprattutto per la difficoltà di parlare con la collega di controparte, che non stava bene (e infatti le hanno fatto il funerale stamattina)”

RUOLO – Nota: “La centralinista filtra sempre”

BOIA CHI MOLLA – “Buona sera, trovo il Sig. ….?” R:”No, putroppo non posso passarglielo .. è impegnato a fare una decorazione su di un dolce .. mi capisca, in questo momento non posso proprio.. E’ COME TOGLIERE IL CANE DAL SUO OSSO”

CONFUSIONE – risponde un uomo anziano: “Guardi io non vado neanche più a donne, queste cose non mi interessano”

FUORI DI TESTA – R: “La dottoressa è più fuori che dentro…”

A SCELTA…O: “Buongiorno trovo il dott. X?” R: “No, oggi non c’è tutto il giorno” O: “Veramente ho chiamato 10 minuti fa e mi hanno detto che era impegnato al telefono!” R: “Ah, allora è appena uscito”

RIUNIONE FIUME – R: “Il dottore è in riunione fino a domani mattina”

OVVIO – R: “No, guardi, oggi arriva tardi il responsabile” O: “Tra quanto posso richiamare?” R: “Tra 5 minuti”

SI COMPRI UN OROLOGIO! – R: “Deve chiamare dopo le 10,00” O: “Guardi che sono quasi le 11!” R: “Di già?”

BUIO PESTO – O: “Mi sa dire quando trovo il Sig. X?” R: “Non lo so, signora, vada a tentoni!”

SCOTTATO! – NOTA: parlato con il sig XXXX  il quale è molto scottato da esperienze passate anche solo a livello di visita perchè gli hanno chiesto la parcella sul preventivo ed il pranzo pagato.

GRANDE IMMAGINAZIONE –  R: “No, guardi non ci interessa!” O: “Lei sa a cosa mi riferisco?” R: “No, ma posso immaginare…”

TRASLOCO –  R: “Il sig. XX  non è alla sua scrivania… perchè gliel’hanno portata via, stanno traslocando l’ufficio!”

LUNEDI’ MATTINA – R: “No non è ancora arrivato, si vede che ha fatto tardi durante la notte…”

PER ESSERE PRECISI – “La signora arriva più tardi, è andata a togliersi dei punti in bocca”

VITA SPERICOLATA – R: “Mi spiace, non lo trova…sa ha una vita molto disordinata!”

SARABANDA – Due colleghe: “Io sono in attesa del sig. Melodia e come sottofondo di attesa ho il bolero di Ravel”  “E io devo parlare con il dott. Volume, insieme facciamo Sarabanda!”

IL CAPO BUONGUSTAIO  – R: “Ho inoltrato al titolare la Vostra documentazione e gliel’ho anche stampata e messa sulla scrivania, più di questo….potrei fargli un panino con i documenti così forse da un’occhiata?”

AZIENDA FAMILIARE… Nota dell’operatrice: “Piccola realtà, ho chiesto della Sig.ra Lidia e mi hanno detto che stava dormendo…”

UMILTA’ – O: “Posso sapere con chi ho parlato?”  R: “No, io sono un collaboratore senza alcuna importanza”

A PRESCINDERE – O: “La posso richiamare?” R: “Lei mi puo’ sempre richiamare perché parlare con una donna fa piacere, a prescindere”

CUORE DI MAMMA – R: “Sono la madre, ma vuole che se mio figlio fosse interessato io non lo saprei?”

RAPINATORE? O: “Trovo il Sig. X?” R: “No, sa, lui entra ed esce dalle banche”

CHIAREZZA – O: “Quando posso chiamare domani?” R: “O di mattina o di pomeriggio!”

NEOLOGISMO – R: “La dottoressa in questo momento è riunita”

UBIQUITA’ –  Alle 17,40 R: “Siamo già usciti, finiamo alle 17,30”

TUTTO E’ RELATIVO – A Varese “Mi richiami nel tardo pomeriggio, verso le 16,30” – A Roma “Mi richiami domattina presto, verso le 11” – A Bari “Mi richiami dopo pranzo, verso le 18”

SPEGNETE IL CELLULARE!  R: “Mi scusi, devo chiudere, sono a un funerale!”

TARGET CLIENTELA – O: “Voi che tipo di clientela avete? R: “Signora che vuole sapere…..siamo in una valle di lacrime….vendiamo dove ci capita!”

SEMINIAMO O PRENDIAMO I VOTI?? R: “Guardi, meglio che non usciamo dal seminario!!”

LA PAZIENZA –  O: “Cercavo il dott X” R:  “È assente” O: “Chiedo scusa ma è da un po’ di giorni che lo sto cercando non c’ è mai? R: “Signora….un po’ di pazienza ieri è morta sua sorella”

LINEA DISTURBATA – R. “Mi richiami che sento tutto rarefatto”

RICERCA  – R: “Aspetti che mi giro intorno e vedo se lo trovo!”

QUI SI LAVORA! O: “Preferisce che fissiamo l’incontro in tarda mattinata, alla fine dei suoi impegni?” R: “Che fine e fine, qui si comincia alle 7 di mattina e fino alle 6 di sera non ci si ferma!”

COME UN’ANGUILLA –  O: “Mi passa il sig. X?” R: “Mi spiace ma mi è scappato tra le mani!”

CLIENTE SCONOSCIUTO  – O: “Voi lavorate conto terzi?” R: “No! Ma chi sono questi Terzi??”

POMERIGGI FUNESTI – Preferisce la mattina perchè ci sono anche tutti gli altri titolari, al pomeriggio sono sempre fuori perchè impegnati ai funerali. (Agenzia di pompe funebri…)

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#20ThingsIWantFor2015

1)Abbracciare e farmi abbracciare
2)Andare a Parigi
3)Credere di più in me stessa e meno negli altri
4)Dimenticare ciò che nel 2014 mi ha fatto soffrire
5)Essere più selettiva
6)Leggere almeno un libro al mese
7)Le lunghe telefonate a spettegolare con Grace
8)Meno problemi e meno persone inutili
9)Qualcosa che mi faccia ridere ma ridere davvero
10)Qualcosa o qualcuno che ancora mi sorprenda
11)Saper essere forte qualsiasi cosa accada
12)Sentirmi di nuovo come so che ci si può sentire: leggera
13)Sognare
14)Tanto cinema e teatro e concerti
15)Tempo per raggiungere i miei obiettivi
16)Trovare le parole giuste
17)Tutto ciò che non potrò mai avere però chissà magari…
18)Un’estate bella
19)Un pizzico di fortuna
20)Vivere meglio o almeno provarci

Il cuore coltiva ragioni che la ragione non conosce.
E ogni relazione umana, anche la più asimmetrica, può rivelare parti di noi che ignoravamo di possedere.
È inutile chiuderci nel castello delle nostre pericolose incertezze per sfuggire alle infinite variabili che ci aspettano, perché tanto la vita trova sempre il modo di venirci a stanare.
Buon 2015

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Ho sempre preteso di più da un Tramonto

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Ho sempre preteso di più da un tramonto.
Per zittire la smania di assoluto che morde l’anima e quando accade si è disposti a tutto pur di non ascoltarla.
Come chi ha voragini di buio che vorrebbe lasciarsi alle spalle e all’alba non vuole dare troppa confidenza.
E così chiede aiuto al tramonto.
Perché s’inventi colori nuovi, perché con un arancio caldo consoli, anche solo per un istante, tutto il male che vivere fa.
E perché se la prenda comoda, il tramonto, e perché per una volta, almeno una volta sola, regali l’illusione che la notte possa aspettare o che magari non arrivi proprio.
E che, con un’esplosione di bellezza, dia una possibilità, un senso a ciò che senso non ha, risarcisca da tutte quelle giornate così tanto faticose che, per poter guardare avanti, possiamo solo nasconderle, magari proprio dentro un tramonto.
E perché dovremo riuscire ad essere ancora spiritosi, a non nascondere la nostra intelligenza, a sorridere anche per poco, a provare ad essere felici anche di niente, anche per nessun motivo, come fanno i bambini, per poter davvero ammirare il più lungo e stupefacente dei tramonti.
Un tramonto color “pesche”, in un posto che tengo tutto per me, un posto in cui nessuno arriva mai è dove non sarò mai quella che gli altri vorrebbero, ma soltanto quella che sono davvero.
Perché ho sempre preteso di più da un tramonto.

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10 Minuti

E d’ improvviso la luce si spegne.
E quando si riaccende tutto ciò a cui eravamo abituati non c’è più.
Quando lo spazzolino accanto al nostro, in bagno, non c’è più.
Quando non c’è più nessuno, la notte, a cui tirare calci perché russa e il troppo silenzio intorno ci impedisce di dormire.
Quando traslochiamo da un posto che era nostro, che era davvero casa e ci ritroviamo in uno dove niente ci è familiare e l’ unica cosa che ci viene da dire è: ” e adesso?”
Quando nemmeno del tuo corpo puoi più fidarti, perché anche lui si ribella, forse perché percepisce che non lo ami più e si ammala.
Quando la mia mammina mi ha lasciato un sabato mattina, era il 24 Novembre, come un uccellino intirizzito dal freddo
ho visto i suoi occhi farsi improvvisamente celesti, perdere il colore, guardare oltre me, chissà dove…e in quel momento pensi che niente potrà devastarti più di così.
Quando i genitori muoiono, quando ci si lascia, quando si parte, quando si rimane, quando qualcosa si spezza e non si può riaggiustare più, avete presente come ci si sente?
Io sì.
Almeno tre degli esempi fatti mi sono capitati, caduti addosso senza avere nemmeno il buon gusto di mettersi in fila.
Lì per lì pare insopportabile, non realizzi nemmeno che stia capitando proprio a te, non capisci più niente e nemmeno ti importa.
E d’improvviso, giorno dopo giorno, arriva un momento in cui ti rendi conto che, anche se non sai come, sei sopravvissuta.
E non è nemmeno un granché come sensazione, perché se il tuo cuore, seppur lentamente, riprende a pulsare, se la tua testa riprende a girare, non hai comunque più una vita che senti davvero tua, di cui sei padrona.
E dal dolore scivoli nello smarrimento e hai solo un desiderio: vuoi la tua vita indietro.
E mi sono ricordata di ciò che consigliava Rudolf Steiner in un suo libro sull’ Antroposofia:
” Giocare, ogni giorno per un mese di fila, per 10 minuti, giocare a reinventarsi, fare qualcosa che non si è mai fatto prima”
E, non avendo niente da perdere, sto iniziando a farlo, da oggi fino al 10 gennaio, a cavallo tra l’ anno vecchio e quello nuovo, per 10 minuti al giorno, sarò un’ altra e farò qualcosa che non ho mai fatto prima, una qualsiasi, a seconda di ciò che mi verrà in mente.
Forse non riavrò la mia vita indietro, ma ci voglio provare.
Forse mi aiuterà a guardare oltre gli schemi di quella che, ad oggi, mi sembra una vita impossibile da cambiare, soprattutto in meglio e mi aiuterà ad avere di nuovo “voglia di tempo”.
Perché, in fondo, parte tutto da lì, dal nostro tempo.
Quanto più stiamo bene più ci sembra il nostro prezioso alleato, mentre più stiamo male e più diventa il nostro nemico invincibile.
Ma anche in quei momenti ci riserva infinite manciate di 10 minuti da vivere.
E da cui ricominciare.

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Il Potenziale

Nel silenzio poteva sentirsi nel mezzo della brughiera inglese, nel monologo di Elinor Dashwood o di Elizabeth Bennet, in tutti i libri che aveva letto e nei troppi che voleva ancora leggere.
Nel silenzio poteva inventarsi altre vite, candidarsi per migliaia di lavori differenti, immaginarsi insegnante, madre, sorella, tutto quello che avrebbe voluto essere e che non era mai stata.
Poteva cercare di cambiare i ricordi o lasciarli svanire nel silenzio, poteva usare il ragionamento per cercare di capire.
Ma tutto continuava a sembrare un rebus senza soluzione, un quadro in cui c’è qualcosa che sfugge, sebbene sia davanti agli occhi.
Continuavano a mancare le risposte, continuava a rivolgersi domande sbagliate e continuava a nascondersi dietro il fascino del potenziale.
Il potenziale era il vuoto che straripava e non c’era modo di riempirlo, o perlomeno lei non sapeva come.
E allora il silenzio diventava l’unico eterno possibile, l’unica vera speranza di abbracciare tutto all’infinito.
Il silenzio si trasformava in un enorme mastodontico possibile, conseguenza di una gigantesca e perenne non-scelta.
Ogni tanto, come da tradizione, il silenzio veniva interrotto e ogni rumore assumeva un significato.
Il camion della nettezza urbana che rompeva il silenzio della notte le dava un senso di tranquillità, quasi che oltre a portare via i rifiuti le scacciasse anche gli incubi, o all’alba e allora diventava uno stimolo ad alzarsi per le faccende domestiche: l’arrivo nei giardini a fianco della casa di uno dei vicini o l’apertura di un cancello automatico le facevano venir voglia di aperitivi o cene con amici sotto il suo portico.
Le chiacchiere al telefono con le amiche, i tanti vestiti mai messi e le innumerevoli borse e scarpe in ordine nella cabina armadio, come i libri che ogni tanto andavano cambiati di posto per dare un nuovo aspetto alla libreria, erano tutti dettagli che facevano da cornice e di cui avrebbe voluto sentirsi parte, ma di cui non si accorgeva mai veramente, perché era come un divano che non servisse più per leggere, perché era un divano già letto.
Oziava sul plaid di puro cashmere che le ricordava tanto sua madre, ogni tanto piangeva, ma la sua vita era diventata come un noioso film che blocchi perché la lavatrice ha finito il risciacquo o suonano alla porta.
In fondo, ma troppo in fondo perché si vedesse, voleva solo essere amata ed essere certa che una parte di quel potenziale che si andava accumulando a un certo punto avrebbe capovolto la situazione e avrebbe scelto per lei. Qualcosa o qualcuno che la scegliesse, essere passiva, ignara, essere guidata passo passo, rivivere la sensazione di quando era bambina, tutto questo poteva avvicinarsi al suo ideale di felicità.
E sbagliare, finalmente sbagliare, perché non si perdonava quasi mai gli errori fatti e le rare volte impiegava un sacco di tempo a trovare giustificazioni assurde, anche per lei stessa.
Le sembrava anche estremamente stupido scrivere di sè in terza persona e in un linguaggio incomprensibile ai più, ma le ricordava le commedie americane romantiche e lei credeva nelle sceneggiature brillanti, nel fascino delle relazioni cerebrali, nell’utopia di un mondo meno noioso e banale di quanto a lei sembrasse.
Perché non le importava che fosse agosto, la città fosse semivuota e nessuno su cui contare, solo sul silenzio e su un potenziale da riempire.
Spense la luce e andò a dormire.

Grazie a Grace, Paola, Rita, Chicco e Mary, Max, Claudio e Gabry, per esserci stati ed esserci ancora.
24 Agosto 2013 Due anni di blog e un grazie speciale a Marckuck, senza il quale non avrei mai scritto un blog e anche molto altro…

24 Agosto 2011

Sono fondamentalmente una solitaria, anche se ho paura della solitudine, una vera figlia unica.
Una delle mie più grandi passioni, oltre che leggere, è scrivere e bisogna essere soli per farlo.
Ci sono persone che non sanno e non riescono a stare soli e si sforzano per imparare a farlo.
Io sono l’esatto contrario.
Apparentemente con molti amici, abbastanza simpatica e abbastanza allegra e anche brava nel non far trapelare quanta tristezza e quanta malinconia a volte c’è in me.
Sono cresciuta nutrendomi di favole a lieto fine, credendo di essere predestinata ad una vita meravigliosa, con la sensazione di poter diventare una persona speciale con una vita speciale.
Poi, con l’andare degli anni il mio paese dei balocchi si è frantumato ed io con lui.
Ora è il nuovo millennio e come una moderna ma un pò attempata Rossella O’Hara continuo a dirmi che “ domani è un altro giorno” ma questo “altro giorno” arriverà mai?
Il Principe Azzurro si è tenuto la mia scarpetta di cristallo per metterla all’asta su e-bay o è caduto da cavallo prima di portarmi nel suo castello incantato?
Niente più giri di valzer, niente più baciamano, niente più favole…. Resta la convinzione che si può sempre avere di più, si deve meritare di più e che amare non è mai una debolezza.
Perciò non mi sono arresa alla morte delle favole, faccio solo finta, sto al gioco, rido e scherzo, ma poi mi rifugio nel mio mondo e magari, come in questo caso, apro un mio blog, per condividere con chi lo vorrà, questo spazio.

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Esilio

Di articoli ironici non ne scrivo più, non ne vale la pena. Nemmeno gli articoli seri valgono più la pena di essere scritti, ché tanto se sono troppo seri non se li legge nessuno, e se nessuno li legge tanto vale limitarsi a parlare fra sé e sé come i matti. Rimangono gli articoli mediocri, quelli che potrebbero essere seri ma sono nati senza ambizioni, con l’unico scopo di comunicare qualcosa di non troppo importante così da rendere la cosa breve e poco articolata. Forse, in un’ottica più logica, questi sarebbero gli articoli più inutili da scrivere, come quello che scrive della litigata con la ragazza alle quattro del mattino. Ma a chi importa?
Se c’è una cosa che ho imparato negli ultimi giorni, è che in questo paese stiamo iniziando tutti a diventare pericolosamente intolleranti. Saranno le elezioni forse, che forse tirano fuori il peggio di ognuno di noi e lo catapultano su chi ci troviamo davanti, come un conato di vomito trattenuto fino all’ultimo momento. Già, l’immagine non è delle migliori, ma per molti aspetti corrisponde alla realtà.
Io non so più cosa pensare, non ho più nemmeno voglia di confrontarmi con gli altri, di ascoltare le altrui opinioni, di esporre la mia, di produrre soluzioni, di giudicare l’operato di chi è andato in Parlamento, di firmare petizioni o cercare di inventarmi battute.
Per quanto io mi sforzi di pensare il contrario, alla fine hanno ragione Lello e François-Marie Arouet quando dicono che è inutile tutto questo lavoro. Per quanto io apprezzi il dialogo e il confronto, per quanto io li ritenga necessari, ho capito che non sono abbastanza. Non lo sono, soprattutto, in un paese che non è abituato a dialogare, che mostra aperture solo verso il simile, che l’unica forma di critica che conosce è la polemica estrema in cui una ragazzata viene paragonata a un crimine, l’inesperienza alla corruzione, l’imprecisione all’ignoranza.
Siamo un paese di estremisti: o ci esaltiamo troppo o ci arrendiamo, o critichiamo tutto o idolatriamo il nulla che ci circonda, o proviamo a fare qualcosa mettendo a rischio finanche le ultime certezze rimasteci o demoliamo gli altrui tentativi prima ancora che siano stati messi in atto. Non conosciamo mezze misure, neanche quando scendiamo a compromessi.
Forse ho solo esaurito gli argomenti da trattare. Forse nella mia strada costellata di persone di ogni età e religione, di ogni pensiero politico o estrazione sociale o provenienza culturale, ho detto e ascoltato abbastanza per una vita intera, e adesso vorrei potermi riposare in silenzio in un angolino indisturbato, senza dover rendere conto a nessuno, senza che nessuno possa compiere scelte che finiscano per influenzare la mia vita.
A forza di annusare intolleranza, sono diventata intollerante anch’io, tanto che adesso non tollero più neanche i miei stessi pensieri e ragionamenti, le mie stesse inclinazioni, i miei stessi slanci.
Mi arrendo. Mandatemi in esilio, speditemi su un’isola deserta, senza sentire brutte notizie, senza sentire gente inutile che mi annoia a morte. Non darò più fastidio a nessuno, non farò domande, non cercherò risposte. Mandatemi dove la mia libertà d’espressione non possa ledere alcun essere vivente eccetto me. L’esilio è l’unica cura per questo malessere, l’unica prevenzione per certe linee di condotta inappropriate, l’ultimo rimedio per questa indifferenza totale.
Esacerbate la vostra intolleranza e mandatemi in esilio: a voi non costa nulla e io avrò la mia pace. Ma non chiedetemi di andarci da sola, perché non si è mai sentito di un esilio volontario. Quello ha un altro nome, e non è ciò di cui ho bisogno.
Per restare ci vorrebbe solo qualcosa e/o qualcuno in cui credere, per cui avere rispetto e stima, a cui affidare le proprie idee, su cui poter contare davvero, ma è talmente tanto tempo che non accade che non ricordo più nemmeno com’è .